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Impennata di ragazzi in prigione

 

FONTE:L’Unità

 

Il governo Meloni demolisce la giustizia che funziona, con il “decreto Caivano” sta riempiendo di nuovi detenuti le carceri minorili

 


 

 

Schizzano gli ingressi negli Ipm, per la prima volta aumentano i minorenni. Il decreto Caivano dispiega i suoi effetti. Eppure il sistema penale minorile italiano era un esempio in Europa, proprio per il ruolo marginale del carcere. Ieri abbiamo presentato “Prospettive minori”, il VII Rapporto di Antigone sulla Giustizia minorile e gli Istituti penali per minorenni. Ed il quadro che dagli ultimi due anni di osservazione emerge è decisamente preoccupante. Il modello italiano della giustizia minorile, che per anni è stato considerato in Europa un esempio da seguire per la centralità che attribuisce ai bisogni educativi del minore e per la residualità del ricorso al carcere, sembra non andare giù al nuovo governo. Dopo che anni di politiche populiste in ambito penale hanno fatto delle carceri per adulti del nostro paese una istituzione di cui vergognarsi, ora anche il sistema della giustizia minorile è sotto attacco.

Il cosiddetto Decreto Caivano, entrato in vigore a settembre del 2023, ha introdotto una serie di misure che non potranno non avere effetti distruttivi sul sistema della giustizia minorile, sia in termini di aumento del ricorso alla detenzione che di qualità dei percorsi di recupero per il giovane autore di delitto. L’estensione delle possibilità di applicazione dell’accompagnamento a seguito di flagranza e della custodia cautelare in carcere stravolge l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988 e sta già determinando un’impennata degli ingressi negli IPM. L’aumento delle pene e la possibilità di disporre la custodia cautelare in particolare per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti – comma 5 di quell’art. 73 che costituisce in assoluto l’attore principale del nostro sistema penale – continuerà a determinare un grande afflusso di giovani in carcere anche in fase cautelare.

La nuova normativa è entrata in vigore da poco, ci sarà tempo per valutarne a pieno gli effetti, ma è chiaro come sia destinata a rafforzare tendenze preoccupanti che sono già in corso, figlie di un clima culturale sempre più orientato alla repressione, e meno alla prevenzione. All’inizio del 2024 sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Sono oltre dieci anni che non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in IPM sono in netto aumento. Se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni. I ragazzi in IPM in misura cautelare erano 340 nel gennaio 2024, mentre erano 243 un anno prima, segno evidente che il Decreto Caivano inizia a dispiegare i propri effetti. Basti pensare che nel 2023, fino al 15 settembre, sono stati registrati 1.231 ingressi una media di 4,8 al giorno. Dal 15 settembre, giorno dell’entrata in vigore del Decreto, fino al 31 dicembre, si sono registrati 576 ingressi in 108 giorni, con una media dunque di 5,25 ingressi al giorno.

La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Altra novità, tristemente in linea con quanto previsto dal Decreto, è la notevole crescita degli ingressi in IPM per violazione della legge sugli stupefacenti, con un aumento del 37,4% in un solo anno.

Per la prima volta da molto tempo infine, la presenza negli IPM oggi è fatta soprattutto di ragazzi e ragazze minorenni. La fascia più rappresentata è quella dei 16 e 17 anni, ed in totale i minorenni sono in larga maggioranza, quasi il 60% dei presenti. Due anni fa la situazione era esattamente invertita. L’aumentata possibilità di trasferire i ragazzi maggiorenni dagli IPM alle carceri per adulti, anche questa introdotta dal Decreto Caivano, sta facendo vedere i suoi primi effetti.

Come dicevo all’inizio, il quadro è desolante. Si è deciso di usare l’occasione offerta da alcuni gravi fatti di cronaca, verosimilmente segno di un aggravarsi della crisi sociale e culturale delle nostre periferie, per scaraventare l’armamentario populista e giustizialista anche contro il sistema della giustizia minorile. Si adottano così quelle stesse retoriche totalmente inutili per produrre sicurezza e prevenire la recidiva, ma che sono buone solo a rassicurare, senza provare nemmeno a curare, neanche quando si tratta di minori. Un fatto senza precedenti, segno evidente di come il clima culturale sia radicalmente cambiato, anche nell’ambito, fino a ieri difeso a spada tratta da molti, della giustizia minorile.

 

Alessio Scandurra