NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

LA GENESI DELLA REPRESSIONE

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DAVIDE LIBERO











Quanto accade nei carceri e nei Cpt riguarda tutti

 

FONTE:osservatorio repressione

 

La condizione detentiva è lo specchio della democrazia. I paesi che ricorrono a logiche securitarie sono gli stessi a contrarre gli spazi di libertà collettiva inasprendo codici penali e senza alcun rispetto della dignità dei detenuti

 

 

Da mesi leggiamo di inchieste della Magistratura e di processi per individuare i responsabili di violenze ai danni della popolazione carceraria.

Alcuni deputati di FdI fremono per la discussione in Parlamento di una loro proposta di legge per abrogare il reato di tortura.

Non staremo qui a elencare i fatti di cronaca, il lettore potrà consultare il sito dell‘Osservatorio Repressione per acquisire materiale utile, e aggiornato, sulla situazione di vita dentro le sbarre ma anche per documentarsi su una lunga sequela di denunce che vedono sul campo degli imputati centinaia di agenti della Polizia Penitenziaria. E ridurre la popolazione carceraria, specie se detenuta per reati di piccola entità, sarebbe di aiuto per la stessa Polizia Penitenziaria, oltre a combattere l’annoso problema del sovraffollamento che in alcuni Istituti di pena ci riporta indietro di secoli, alle carceri ottocentesche nelle quali erano rinchiusi repubblicani e socialisti che lottarono per l’unità d’Italia.

Che la situazione sia ormai fuori controllo lo dimostrano alcuni fatti, dalle critiche del Consiglio d’Europa al sistema carcerario italiano, alle continue invettive provenienti da parlamentari della Maggioranza verso chiunque critichi il sovraffollamento carcerario. Una amnesia collettiva attorno al codice penale vigente che prevede lunghe pene per alcuni reati (che potrebbero essere espiati con misure alternative alla detenzione) fino alle semplici richieste di percorsi riabilitativi per la popolazione detenuta.

E’ innegabile che il reato di tortura sia inviso ai partiti sovranisti che si preparano a vincere le prossime elezioni europee, il problema non sono solo le catene ai polsi e ai piedi in Ungheria ma l’approccio complessivo al pianeta carcere e da qui arriva una sorta di garantismo per gli agenti di polizia penitenziaria, garantismo che invece viene escluso per altri.

Il reato di tortura potrebbe presto essere riscritto proprio come chiedono da tempo i partiti di centro destra e una volta raggiunta la maggioranza a Bruxelles arriveranno ulteriori passaggi legislativi in senso regressivo.

Senza il reato di tortura chiunque oggi si trovi detenuto in un carcere o in un Cpt avrà minori garanzie e tutele, tutele che uno stato Democratico borghese in teoria dovrebbe salvaguardare secondo principi e valori oggi non in sintonia con le idee dominanti dello stato forte e del securitarismo

Prova ne sia l’inasprimento delle pene per chi oggi organizzi proteste dentro cpt e carceri, eppure queste proteste scaturiscono spesso dal sovraffollamento, da condizioni di vita disumane, dalla assenza di percorsi reali di “rieducazione”, da trattamenti inumani o degradanti.

Pochi sono i giornalisti a documentare la situazione nelle carceri e spesso diventano bersagli di campagne denigratorie per la vulgata collettiva i diritti civili dovrebbero essere abrogati all’interno delle istituzioni carcerarie in nome di una non meglio definita certezza della pena.

La soluzione prospettata da esponenti del Governo, oltre a rimuovere il reato di tortura, è quella di ampliare il numero delle carceri italiane recuperando a tale uso parte delle caserme dismesse. In numerosi istituti di pena sono carenti i servizi igienici, gli educatori sono ridotti ai minimi termini come anche gli spazi collettivi, una condizione per altro documentata da numerose associazioni che da tempo chiedono al Governo interventi anche per ampliare i centri medici penitenziari , la popolazione detenuta è del resto afflitta da innumerevoli patologie e in questi anni sono aumentati gli ammalati psichiatrici in condizione di salute precarie e sovente incompatibili con il carcere.

Richieste come il numero di codice identificativo per i reparti celere o di videocamere indossabili da parte degli agenti delle forze dell’ordine vengono viste come una minaccia e non invece come tutela per gli stessi operatori di polizia.

La normativa europea in materia di diritti umani per la popolazione detenuta è sempre stata invisa ai partiti di destra e siamo quasi certi che potrebbe essere presto rivista (stravolta) dal Parlamento comunitario all’indomani delle elezioni di Giugno.

 

Federico Giusti