Lo spray al peperoncino non può essere considerato un semplice mezzo di contenimento perché il suo impatto sul corpo umano è profondo, sistemico e tutt’altro che prevedibile.
Dal punto di vista medico, le sostanze contenute nello spray (oleoresin capsicum o PAVA) agiscono direttamente sui recettori del dolore e della temperatura presenti nelle mucose, nella pelle e nelle vie respiratorie, inducendo una risposta infiammatoria violenta. Questa risposta non è “temporanea” nel senso clinico del termine: in molti casi lascia strascichi funzionali, peggiora patologie preesistenti e può determinare eventi acuti potenzialmente fatali, come evidenziato da numerosi studi sugli effetti degli agenti chimici irritanti utilizzati in contesti di ordine pubblico e detenzione. 👉( https://www.prisonlegalnews.org/…/lethal-in-disguise-2…/ ).
L’apparato respiratorio è uno dei primi sistemi a essere colpiti. L’inalazione dell’aerosol provoca broncospasmo, edema delle vie aeree e aumento delle secrezioni. In un ambiente chiuso come una cella o un corridoio carcerario, la concentrazione della sostanza resta elevata e l’effetto non riguarda solo la persona colpita, ma anche chi si trova nelle vicinanze. Nei soggetti asmatici, nei fumatori cronici, in chi soffre di BPCO o ha una ridotta capacità respiratoria, l’effetto può tradursi in una vera e propria crisi respiratoria acuta, come segnalato anche dall’American Thoracic Society. 👉( https://site.thoracic.org/…/tear-gas-and-pepper-spray… ).
Dal punto di vista clinico, il rischio non è solo la difficoltà a respirare, ma l’ipossia: una riduzione dell’ossigenazione del sangue che può danneggiare cuore e cervello in pochi minuti.
Sul piano cardiovascolare, il dolore intenso e improvviso generato dallo spray determina una massiccia attivazione del sistema nervoso simpatico. Questo comporta aumento della frequenza cardiaca, innalzamento della pressione arteriosa e rilascio di catecolamine. In persone con ipertensione, cardiopatie non diagnosticate o condizioni di stress cronico – estremamente diffuse in carcere – questo sovraccarico può favorire aritmie, ischemie e, nei casi più gravi, eventi cardiaci acuti. Diversi casi di decessi in custodia sono stati analizzati in letteratura medica in relazione all’uso di spray al peperoncino associato a stress fisico e contenimento. 👉( https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7495257/ ).
Gli effetti oculari non si limitano a bruciore e lacrimazione. L’esposizione può causare abrasioni corneali, infiammazioni persistenti e alterazioni temporanee o durature della vista, soprattutto quando la persona colpita, in preda al dolore, strofina gli occhi o non riceve immediata e adeguata decontaminazione. Rapporti indipendenti segnalano che in contesti detentivi l’assenza di cure tempestive aumenta il rischio di danni permanenti. 👉( https://www.prisonlegalnews.org/…/lethal-in-disguise-2…/ ).
Anche la pelle risponde con una reazione infiammatoria intensa. In soggetti con dermatiti, ferite, sudorazione eccessiva o microlesioni cutanee, la sostanza penetra più facilmente e prolunga l’effetto irritante. Il dolore persistente può durare ore o giorni, interferendo con il sonno, l’alimentazione e la capacità di recupero fisico, elementi già compromessi nella vita detentiva, come documentato in analisi sanitarie sui contesti carcerari. 👉( https://downloads.regulations.gov/BOP…/attachment_1.pdf ).
Dal punto di vista neurologico e psicologico, l’esperienza dello spray al peperoncino non è neutra. Il dolore violento, la sensazione di soffocamento e la perdita temporanea di controllo corporeo possono innescare reazioni di panico, dissociazione e confusione. Nei soggetti con disturbi psichiatrici – largamente sovrarappresentati nelle carceri – l’esposizione può aggravare psicosi, depressione, disturbo post-traumatico o condurre a comportamenti autolesivi successivi, come documentato da Human Rights Watch. 👉( https://www.hrw.org/…/use-force-against-inmates-mental… ).
In questo stesso rapporto, Human Rights Watch richiama anche la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sottolineando come l’uso di agenti chimici irritanti contro detenuti in spazi confinati possa costituire trattamento inumano e degradante secondo il diritto internazionale. 👉( https://www.hrw.org/…/use-force-against-inmates-mental… ).
Un aspetto spesso ignorato è l’effetto cumulativo. In carcere, una persona può essere esposta più volte nel corso della detenzione. Dal punto di vista medico, esposizioni ripetute a agenti irritanti non sono mai neutre: aumentano la sensibilizzazione dei tessuti, peggiorano la risposta infiammatoria e riducono la capacità di recupero dell’organismo. Questo vale in particolare per i polmoni e per il sistema nervoso, come indicato da analisi sanitarie indipendenti sugli effetti a lungo termine degli agenti chimici. 👉( https://www.prisonlegalnews.org/…/amnesty-report-on-us…/ ).
È fondamentale sottolineare che lo spray al peperoncino non agisce su un “corpo sano astratto”, ma su persone spesso malnutrite, stressate, con accesso limitato alle cure, con patologie non diagnosticate o non trattate. In medicina, il contesto è parte della diagnosi: e il contesto carcerario amplifica ogni rischio, come confermato da numerosi studi sulle condizioni sanitarie delle persone detenute.
👉( https://www.hrw.org/…/use-force-against-inmates-mental… ).
Come Associazione Yairaiha, riteniamo che l’uso di spray al peperoncino in carcere rappresenti una sperimentazione sanitaria di fatto su una popolazione priva di reale possibilità di consenso o tutela. Non è uno strumento neutro, non è clinicamente innocuo e non può essere considerato compatibile con il principio di tutela della salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Un sistema penitenziario che introduce agenti chimici irritanti come risposta al conflitto rinuncia a una gestione sanitaria e umana delle crisi, scegliendo una scorciatoia che scarica sul corpo dei detenuti il prezzo dell’inefficienza strutturale. Dal punto di vista medico, questo non è controllo: è esposizione al rischio. |